domenica, agosto 20, 2006

Vale

La mia bocca sa di pesca, ascolto De Andrè. Valeria sposta le gambe, si sente la pelle, si sente il fruscio del contatto, dei peli, della sporcizia, dei piedi scalzi. Legge Madama Cirimbriscola, le piace, sorride mentre tiene i capelli vicino l’orecchio e io la osservo di tanto in tanto. La ballata degli impiccati. Mi sento in un deserto, la luce che passa attraverso la tenda è gialla e rossa, ed è calda e ti appesantisce.
Sfoglia un vecchio libro, ogni pagina che gira è una folata di un odore rancido e dolciastro. Fastidiosa. Sa di domenica. Sa di niente.

Camminiamo, io ci provo solamente e non le dico nulla. C’è odore di Roberto nell’aria, questo glielo dico. Dice che sono un esaurita e basta, e basta. E’ tutto buio e lei ha fame, si contorce, ha fame, si piega, ha fame, si lamenta e ha ancora fame. Io allungo il passo ma mi rendo conto di aver le gambe troppo corte, troppo per poter farla cenare entro 30 minuti.
C’è un lampione sopra di noi, la luce è rossastra e mi piace. Mi piace l’atmosfera, lei è assente da me perché è troppo presa da se, ma me ne frego, perché lei è così e a me piace un sacco. Stasera è bella semplicemente perché è bella sempre. Anche quando, qualche ora dopo, si lecca le dita sporche di salsa rosa, sorridendo. Io annuisco in silenzio, mentre canto dentro, mentre lei non sente quello che penso. Io annuisco in silenzio, o nel. Serata strana, gente strana, noi da sole, troppo caos.
Io ho voglia di gelato, aspetto che lei finisca, aspetto che lei sia abbastanza soddisfatta, non mi va più di sentirla frignare. Ci alziamo e le chiedo se la vuole anche lei, una brioche. Dice no, ma è scheletrica, la prendo ugualmente e la costringo a mangiare.
La finisco io qualche istante dopo sul tetto della discoteca abbandonata. Abbiamo Ray Charles nelle orecchie ma lei non lo sa. Lo so solo io e, a dirla tutta, a lei sta pure bene. E’ beata. E’ una bambina. Mi sento sua sorella maggiore, spessissimo ed è fantastico. Le confesso che amo il suo modo di vivere senza modi, senza musica, né tv, né libri, né niente. Amo come prende tutti quei voti alti in classe e come segue le lezioni, come sia spontanea quando ride e come sia ammaliante quando si trucca davanti lo specchio. Non ho mai pensato che fosse vuota, perché non lo è. Io lo sento.
A pochi metri da noi, dentro una macchina, due ragazzi fanno l’amore. Mi rendo, finalmente, conto di quanto una cosa così può essere forte. Di quanto quei due abbiano la voglia di amarsi con i miei discorsi nelle orecchie. Mi rendo, finalmente, conto di quanto Danilo fosse stupido quando diceva che quel posto era sudicio. Mi rendo, finalmente, conto di quanto io e Marco ci fossiamo amati lì.
Cantiamo sulla strada del ritorno. Canzoni stupide: il grillo e la formicuzza, Vasco Rossi, Ligabue. Poi ci ferma Gabriele e quest’anno se ne va veramente, perché al Meli di Palermo l’hanno accettato. Penso alla sua bocca, gli strizzo un occhio, sono vaga e sono elettrica, lui mi sfiora il seno scherzando. Quante volte questa scena, quante volte un sorriso, quante volte è rimasto deluso della mia incazzatura mancata. Lei ride, è spiritosa, acuta e a lui piace moltissimo.
Un po’ la invidio, ma poi smetto. Adesso è distesa sul letto vicino al mio, sopra il lenzuolo rosso, sospira. Le sue gambe sembrano lunghissime, i suoi capelli una grossa macchia di pece che sporca.
Sta dormendo, io batto sui tasti, non la sveglio.

Comments:
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