giovedì, agosto 17, 2006

'Sto

Bevo caffè e ascolto La guerra di Piero mentre lo immagino seduto a terra, con la bici accanto, sorridente e ciccioso. Bevo caffè con addosso solo il costume azzurro, leccando il mio braccio che sa di sale e olio e sale e abbronzante. E c’è il sole, fuori, ma stiamo lontani mentre una chitarra canta parole mute.
Ferragosto abbastanza strano. Tutto strano, in effetti. Carlo, col suo accento milanese, prende Valeria e sotto un faro è indeciso se baciarla, buttarla, o tenerla stretta. Noi guardiamo, noi ammiriamo, noi ci mangiamo le mani. Io mi mangio le gambe, senza una foto da stringere.
Francesco, con suo accento Milanese, e Mirco, che somigliava tanto a Linus, mi prendono e buttano giù me ed Ambra. Notte, stelle, riflessi nell’acqua, schizzi e spogliamospogliamocispogliamoci.
L’acqua calda di notte e cantare Baglioni attorno al fuoco. Ornella dondolava le braccia, io muovevo la schiena. Lei era bassa, io ero bassa, eravamo troppo stanche per salutarci.
Le mattinate davanti al cancello, e quando io uscivo stropicciandomi gli occhi, con Valeria allato partivano i cori dai strani toni “Ed eccole, le NOIOOOS(Z)E!!”. E ridere, ridere, ridere.
Urlare per strada Ligabue che nessuno sapeva. Iniziare sempre da “Ci vediamo da mario…” e terminare con i sorrisi e gli abbraccia e gli inchini mentre le auto sfrecciavano sui nostri fianchi. Niente era quello che era, ma ci piaceva, aveva un buon sapore. Laura era solamente da strozzare.
E c’erano i canti, e c’era la formicuzza nel campo di lino, e c’erano le stelle cadenti in terrazza.
Le foto, i libri, le foto, i capelli, le foto, il mare, le foto, i denti di Mirco, le foto, il sole, le foto, tutti vestiti, le foto, e torno e tu fatti sentire e ci vediamo e Ti voglio bene, abbracciami adesso, adesso abbracciami.
Tutto si muoveva in fretta, mentre eravamo in presa alla pazzia, e non c’erano tante teste con tanti cervelli, ma solamente uno. Grande, grandissimo, comune.
E Mirco, non mi pensare troppo, altrimenti ti scoppia la testa. E no, Mirco, non la pensare troppo altrimenti si sporcano le lenzuola.

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