sabato, agosto 05, 2006

Splash

Io penso che. Io penso. Io, improvvisamente, non penso. Adesso scusami, devo andare, chiudo la porta ma, giuro, che questa volta non la sbatto. Io, giuro, che questa volta non lascerò neanche la scia di profumo che prendeva vita ad ogni mio passo. Io, giuro, che questa volta sarò così distante e sorda che neanche ti farò male. Perdonami, perchè i pensieri vanno e vengono ed è sempre colpa mia.
Le parole sulla carta grigia del libro mi fanno antipatia, più della bocca di Scarlett Johansson in "Una canzone per Bobby Long". Tu non piangere seduto nel letto, non preoccuparti, non vedi? sono solo parole buttate a caso, smettila di singhiozzare.
Lo schermo della tv, privo di forma e di attrattiva, resta fermo e nero, mi ci specchio e mi ci rivedo. I colori, gli odori si son staccati gli uni dagli altri e adesso camminano per le strade, c'è caldo e rimangono lontani da loro, non si danno più il braccio perchè tutto si scioglie se non rimane solo. Tu continui a coprirti il volto con le mani, le metti dritte e le dita sono tese: sembrano lunghe come autostrade.
Parlo poco, strillo tanto. La gambe nude prendono freddo, danno caldo.
Tu parli poco, mi fai paura. Piangi ancora, poi sparisci. Lasci solo l'alone della pipì, che ti sei fatto addosso, sul mio materasso. Facciamo pure che ci dormo sopra.

Comments:
. .
. . .
. . . ... Dormirci sopra. bene. Pensi.
Questa libertà elettronica, che odiamo tanto e che dà spazio.
quanto adorerò ciò che scrivi?
punti. nudi e crudi.
 
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