sabato, luglio 08, 2006

Serata.

Ok, ok, ok, ok. Potrà sembrare un qualcosa di scontato, inconsistente, banale, inspido e di già visto. Potrà sembrare l'ennesima spina che il mondo, volontariamente e del tutto cosciente, ti ficca in culo per vederti gemere ancora un altro po'. Potrà sembrare che io, nonostante tutte le esperienze e tutto quel dolore e tutta quella pesantezza di vivere, che tutt'ora mi porto dietro, ne stia approfittando per sconquassarmi l'anima ancora un poco per poter raccontare ancora di me al mondo, senza saper sparire del tutto. Potrà sembrare ed è magari così. Ma questa storia è lunga, fatta di mesi e distanza.
Da giorno 6 non ci siamo mollati più, anche se non avevamo alcun legame. Senza nessuna parola, senza nessuna promessa. Senza che niente sia successo, anche. Ma è stato così, funzionava così: di giorno al mare e la sera insieme, di nuovo. Lui si faceva sentire, sempre, e ha anche aspettato un'ora di ritardo sotto il portone di casa mia. E' tutta un altra storia, adesso. Perché lui non è proprio il tipo che fa queste cose per qualcuno, non è proprio il tipo che continua ad insistere, non è proprio il tipo che alla fine non molla mai.
Mi sento un po' così, in bilico. Forse perché lui conosce una parte del mio passato ormai del tutto buia, che evito con cura ma di cui non posso fare a meno. Lui sa di Marco, sa di noi. Ma non sa di quanto l'ho amato fottutamente e di quanto lo amo e, credo, che non lo saprà mai. Per me, non per lui. Perché mi farei del male, perché lui è la seconda via d'uscita che non posso proprio perdere, adesso. Ho la sensazione che le altre saranno bloccate o rotte o troppo grandi o troppo piccole. E ho la sensazione che questo leggero disgusto passerà.
Si, il disgusto ce l'ho sempre in effetti. Con tutti gli uomini, ragazzi con cui sono stata, con tutti. Ed è sempre quello del primo impatto, dell'essere stata catapultata in un altra dimensione, in una testa che non è la mia e non poter uscire quando pare a me.
Comunque questa sera Marco si è fatto vivo, nonostante i miei rimproveri, i miei insulti e i divieti e le minacce di non farsi più sentire nè vedere nè niente. Eppure gli ho risposto quando mi ha detto "che fai?" con un "chi sei?" e al suo "Marco" ho capito che in fondo io la risposta la sapevo benissimo, sin dal primo istante, e che sono proprio una stupida a volermi prendere in giro così. Gli ho detto che stavo con lui, mi ha chiesto prechè e beh: frequentazione. Non so quanto gli abbia potuto far male sapere che frequento l'ex della mia migliore amica (ex pure lei). Non so quanto male gli abbia potuto fare sapere che accanto a me, a pochi cm c'è una persona che, lui stesso, considera una delle migliori. E mi importa, cazzo.
Ma sorvoliamo. Alla fine Danilo mi ha portata ad un falò, tutti suoi amici. Sbandati, fumati, amanti del bere ed ex anarchici o comunisti o niente. Gente che vedo ogni giorno a scuola e che non ho pensato di sentire così vicino. Gente che calca gli occhi con la matita nera, gente che veste in maniera strana, gente che porta capelli tinti e lunghissimi, gente che non è come me. Io sono troppo normale, troppo calma, troppo mimetizzata. Dentro le mie gonne trendy, i miei jeans, le mie scarpe da bambola, gli orecchini colorati e il bracciali complicati. E niente, un abisso.
Siamo rimasti soli, ad un tratto, dopo che il suo amico mi ha raccontato del losco passato :) e come gli ha aperto le porte verso il paradiso (cannabis cannabis cannabis). Abbiamo parlato, si è avvicinato e ad un tratto
“Perché sei così?”
“Così come?” sorridevo distesa a pancia in giù sulla sabbia.
Si avvicina, mi tocca i capelli e sussurra “Sei tremendamente bellissima”.
Bacio. Bacio. Bacio. Voglia di qualcosa di più. “Cosa ti farei in questo momento”. “Pensa che ti voglio dalla prima volta che ti ho vista” dentro la mogliettina scollata e bianca. “Pensa che stavo per rinunciare a te”. “Mi piaci troppo”. “Dio, dio, dio che occhi”.
E basta, adesso sono stanca.


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