martedì, luglio 18, 2006

Okay. Sono troppo onesta.

Okay. Non ce l'ho fatta più, io. Scendo da casa, più stanca che mai, ed entro in macchina. Già cerco le sigarette nella borsa, ficcate in qualche piccola tasca cucita unicamente per farti innervosire. ”Ma ciao”
Io rimango silenzio, poi decido di salutarlo. “Ciao eh, cinque minuti, sono a pezzi”.
Lui in silenzio mi scruta, sorride, ride e mi da dell’isterica. I pensieri scorrono veloci e fanno male, mentre spengo i nervi e le lacrime.
Il viaggio in silenzio, per chissà dove. Ma si ferma Al Palazzo, non parlo. Lui si sta per incazzare, lo sento perché l’aria adesso è densa di sospiri (miei) e sguardi affannati (suoi) e neanche le urla dei suoi amici riescono a distendermi, nemmeno un po’.
“Ma mi dici che hai, tu?”
“Ma nulla, nulla, nulla”
“Ma sarà. Potresti pure parlare, ogni tanto, e dirmi qualcosa. Perché io, da solo, non riesco a capirti”
“No c’è nulla, davvero. Camminiamo”
Rimette in moto. Rock pesante in sottofondo, forse i System Of Down, ma non mi interessa. Voglio solo fumare e stare in silenzio, sperare che lui non accenda la lampadina che mi spegnerà gli occhi. Incrocio le mani, piango in silenzio. Stoppa in una stradina sperduta in cui, sicuramente, flotte di giovani ne approfittano per scopare. E’ isolato, ogni tanto passa qualche macchinina e al suo interno qualche bella coppia ridente, chiaramente brilla. Loro si toccano, si baciano, mostrano i denti, la lingua, le labbra rosse, le dita affusolate di lui, le unghie curate di lei, il volante e i capelli corvini e poi spariscono. 5 minuti dopo stessa scena, ma i colori cambiano. Cosa cazzo è.
“Che c’è? Vuoi parlarne?”
“Non c’è nulla…”
“No? Ma non è vero, dimmi”
“In quella casa ci muoio, punto. Devo andare via”.
E gli dico chiaramente che lui non era, affatto, previsto. Che non dovevo catapultarlo in quella dimensione piena di nodi incontrollabili e domande che non hanno mai preteso nessuna risposta. Che, ormai, sono decisa ad andarmene.
“Perché?”
“Perché vedi, io sono stanca. Sazia…”
“E l’amore? E l’odio? E la vita? E lo studio? E i progetti?”
“Non mi interessano.”
“Ma come no?”
E gli spiego che l’Amore c’è stato, mi ha deluso, mi ha addolorato, mi ha intossicata e c’è tuttora. Che non ho voglia di aspettare, che tutto mi passa sopra come fosse acqua. Che puo ridere o piangere o incazzarsi o non so. Ma mi dispiace per lui, ecco tutto.
L’ha prende abbastanza male. Mette in moto di botto, di dispera, fa grandi curve. Spera che io urli, spera che mi prenda paura o, almeno, pena. Ma io canticchio Nick Cave fino ad arrivare a casa. Indugio, voglio proporgli di scappare immediatamente. Non lo faccio.
Domani ci vediamo, cioè oggi. Beviamo tanto e fumiamo tanto, ce lo siamo promessi.

Comments:
ti descrivi sempre più cupa di quello che sei...
Massimiliano
 
Forse avrei preferito parlare con te stanotte piuttosto che sputare qui una sentenza.

Mmh.. aspetterò di risentirti.
 
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