sabato, luglio 29, 2006

Mr. Plum

E’ una foresta piena di alberi altissimi, secchi, marroni, magri. Tutto sembra arido, come la terra sotto i miei piedi, e spaventosamente asfissiante. Mi sento mancare e sospetto che una bolla d’aria si stia gonfiano dentro la gola, la riesco quasi a toccare se infilo l’indice e il medio dentro la bocca.
Accanto a me ci sono tantissime persone, mi sembra di essere in una di quelle gite per anziani oppure ad un safari. Ma questa non è mica l’africa, mi dico, o qualche altro posto dove cacciare. Qui non c’è proprio nulla. Ma dietro di me, nel bel mezzo della non-natura, c’è un una specie di orrido Motel bianco, così bianco che sembra fare a pugni con tutto quel secco che lo circonda, sanguina. Ha due piani e una scala a chiocciola azzurrina, arrugginita e vecchia. Io provo ribrezzo per tutto quello che i miei occhi mi fanno vedere, so di star sognando e mi voglio svegliare, ma non ci riesco.
Io e gli altri saliamo al secondo piano del Motel e apriamo una piccola porticina. Dentro solo un buco abbastanza grande da contenere una cassa da morto, poi il resto è tutto cementato. Dobbiamo infilarci a turno lì dentro perché quella così lì ci trasforma tutti in esseri bellissimi, magnifici, intelligenti ma silenziosi ed è solo questo lo scopo del nostro lunghissimo viaggio. Nessuno me l’ha detto o suggerito, lo so e basta, lo so da sempre.
Io non voglio scolorirmi l’anima, mi dico, io voglio scappare e voglio svegliarmi e odio questo posto. Altri due ragazzi giovanissimi mi seguono quando, di botto, inizio a fuggire per cercare una via d’uscita. Il tempo passa e tutti quelli che sono entrati nella stanza-tomba ormai sono dei zombie stupendi che ci seguono.
Alla fine troviamo un buco nella terra, cadiamo tutti e tre. Ci risvegliamo che siamo in un corridoio bianchissimo e illuminato da mille neon. 5 Porte accanto a noi, iniziamo a correre di nuovo senza sapere il perché, apriamo l’ultima.
Ci ritroviamo nel bosco.

Un vecchio castello medievale e Giulia, una mia vecchia compagna di classe, mi bacia la mano destra e poi sorride mostrandomi i suoi incisivi accavallati ma bianchissimi. E’ falsissima.
La costruzione dell’abitacolo è progettata per far girare al suo interno un grandissimo masso roccioso, dove sopra vi è legato un giovane sacerdote vestito con una tunica viola che si dimena e piange e urla che non vuole morire. Quando il masso inizia a girare lui muore schiacciato e io vedo la sua fine, con i suoi occhi, con le mie lacrime. Poi torno in me.
Qualcuno mi lega i polsi e resto ciondolante, ho paura che il masso schiacci pure me, ma mi dicono di stare tranquilla e che devieranno in qualche modo il suo tragitto. Il cuore mi pulsa talmente veloce che non lo sento. Non vengo schiacciata e quando percepisco che il pericolo è lontano, allora, mi slego e scappo.
Il masso torna indietro e inizia a inseguirmi.

Listening to Rachael Yamagata - Be be you love

L'inspiegabile fenomeno meteorologico (sul quale si stanno confrontando le ipotesi degli scienziati romani) si è verificato nella notte tra sabato e domenica. Sembra che si sia trattato di una precipitazione atmosferica di natura solida, cristalli delicatissimi sotto forma di piastrine o stelline, da non confondersi con la manna. A nord la chiamano neve.
Caratteristica delle neve è che copre con un manto candido tetti, alberi, strade, che le automobili accentuano la tendenza ad andarsene per i fatti loro e che anche i pedoni possono scivolare rompersi un femore. Può anche accadere che le bottiglie del latte fuori dalla finestra si spacchino o spingano in su il tappo, il che non è un miracolo di San Gennaro ma una conseguenza dell'aumento di volume del liquido contenuto.
Le società industrializzate hanno da tempo affrontato il curioso fenomeno della neve: i marciapiedi vengono ripuliti dai portieri degli stabili armati di arnesi comunemente chiamati badili. Automezzi provvisti di lame d'acciaio raschiano le strade sulle quali viene inoltre sparso il sale, un minerale che si trova in commerci e che ha il singolare potere di sciogliere il ghiaccio. Gli automobilisti attrezzano inoltre le gomme con speciali catene che appunto si chiamano catene da neve. Con questi accorgimenti la vita continua.
A Roma invece non lo sapevano e la città è rimasta paralizzata da alcuni centimetri della infida sostanza. L'assenteismo fra i dipendenti statali è stato valutato nel sessanta per cento e forse quelli che si sono presentati rivendicheranno l'indennità di marcia disagiata. Tra i cittadini più traumatizzati dal fenomeno, gli automobilisti degli autobus che scendevano sgomenti, ho innestato la marcia ma non va, eppure le ruote girano. Anche le forze dell'ordine, in difficoltà, si sono scambiate drammatici dispacci, <>; tra l'altro ieri non sono riuscite a trasportare gli imputati all'udienza del processo Moro che ha dovuto essere rinviato.
Nella stessa giornata, però si è svolta la partita all'Olimpico Lazio-Milan. Forse i rudi giocatori del Nord hanno spiegato come si faceva a spalare campo e gradinate. Assenteismo tra i tifosi: trascurabile.
Dopo il cataclisma che si è abbattuto sulla capitale è probabile che il normale ufficio tecnico comunale sia affiancato da una assessorato straordinario alle calamità naturali. E se l'imponderabile fenomeno dovesse riproporsi non si esclude che il governo esamini l'eventualità in un temporaneo trasferimento alle Eolie.
Come sull'alluvione di Firenze venne girato un memorabile documentario commentato da Richard Burton, anche sul bianco blackout di Roma si sta preparando un filmato. Lo commenterà Woody Allen.


Inverno 1985 - Luca Goldoni - Colgo L'occasione.
A me ha fatto ridere un sacco.
I primi due sogni sono scritti malissimo, ma dovevo pur lasciarli da qualche dannata parte. Mi sono svegliata sudata e appiccicaticcia.
Io e Marco ci evitiamo da ben due giorni, ma nessuno dei sue vuole ammetterlo.

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