sabato, luglio 01, 2006

L'una e quindici di una notte d'estate

Sto scrivendo da camera del mio amico, del mio migliore amico. E' tutto troppo poco fermo, troppo poco vero, troppo poco stabile per potermi lasciare andare veramente.
Abbiamo deciso di trascorrere il week-end assieme. E' dalle 8 che sono qui, a casa sua e non mi sento per niente a mio agio. Sarà, ma la mia camera mi manca, nonostante mi faccia tutt'ora impressione.
Appena entrata, ricordo, ho posato lo zaino (mia madre insisteva perchè portassi una valigia, anche piccola) e mi son guardata intorno: lampade, una foto di Marilyn Monroe, tantissimi orecchini, tantissimi bigliettini, medaglie, foto appese, scarpe e un pc. E, dentro, mi sono un pò spaventata. E' come entrare a far parte di una vita completamente estranea alla tua (anche se non lo è!) e stupirsi ogni volta che si vede la persona che ti ha ospitata fare la doccia, asciugarsi, vestirsi, fumare. E' incredibile, è appiattirsi.
Adesso lui è di la, in cucina, a vedere il tg sopra un materasso steso a terra. Mi ha sistemato la cucina a mo' di camera da letto. Mi sento sua moglie, un po'. Stasera dormiamo insieme ma niente di losco sotto.
La vita è una piega nera. Ho una fottuta paura di essere nuovamente risucchiata dalla realtà che mi sta attorno, sempre se realtà si può chiamare, ecco. Non sono neanche sicura che questa sia una realtà per il semplice fatto che tutto è attorno a me e non dentro di me. Tutto mi sembra apparentemente innocuo e invece, sotto, nasconde mille insidie e mille storie e mille vergogne che, io, non riuscirò mai a leccar via e assaporare. E' stanchezza, è disillusione.
Dove sarò io tra qualche giorno? adesso mi è difficile immaginarmi qui, ancora accanto a lui con, in testa, l'altro. Mi è difficile credere che Marco sia solo un'ombra e io la luce. Mi è difficile il futuro, l'alba, il tramonto e ogni singolo respiro.
Prima era tutto diverso, prima era tutto un po' troppo banale e sicuro ma, tuttavia, io riuscivo a vederlo questo prima. E come non lo so. Ma lo sentivo, c'era. Adesso vado, lo raggiungo perchè mi chiama.
'Notte.

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