sabato, luglio 29, 2006

Mr. Plum

E’ una foresta piena di alberi altissimi, secchi, marroni, magri. Tutto sembra arido, come la terra sotto i miei piedi, e spaventosamente asfissiante. Mi sento mancare e sospetto che una bolla d’aria si stia gonfiano dentro la gola, la riesco quasi a toccare se infilo l’indice e il medio dentro la bocca.
Accanto a me ci sono tantissime persone, mi sembra di essere in una di quelle gite per anziani oppure ad un safari. Ma questa non è mica l’africa, mi dico, o qualche altro posto dove cacciare. Qui non c’è proprio nulla. Ma dietro di me, nel bel mezzo della non-natura, c’è un una specie di orrido Motel bianco, così bianco che sembra fare a pugni con tutto quel secco che lo circonda, sanguina. Ha due piani e una scala a chiocciola azzurrina, arrugginita e vecchia. Io provo ribrezzo per tutto quello che i miei occhi mi fanno vedere, so di star sognando e mi voglio svegliare, ma non ci riesco.
Io e gli altri saliamo al secondo piano del Motel e apriamo una piccola porticina. Dentro solo un buco abbastanza grande da contenere una cassa da morto, poi il resto è tutto cementato. Dobbiamo infilarci a turno lì dentro perché quella così lì ci trasforma tutti in esseri bellissimi, magnifici, intelligenti ma silenziosi ed è solo questo lo scopo del nostro lunghissimo viaggio. Nessuno me l’ha detto o suggerito, lo so e basta, lo so da sempre.
Io non voglio scolorirmi l’anima, mi dico, io voglio scappare e voglio svegliarmi e odio questo posto. Altri due ragazzi giovanissimi mi seguono quando, di botto, inizio a fuggire per cercare una via d’uscita. Il tempo passa e tutti quelli che sono entrati nella stanza-tomba ormai sono dei zombie stupendi che ci seguono.
Alla fine troviamo un buco nella terra, cadiamo tutti e tre. Ci risvegliamo che siamo in un corridoio bianchissimo e illuminato da mille neon. 5 Porte accanto a noi, iniziamo a correre di nuovo senza sapere il perché, apriamo l’ultima.
Ci ritroviamo nel bosco.

Un vecchio castello medievale e Giulia, una mia vecchia compagna di classe, mi bacia la mano destra e poi sorride mostrandomi i suoi incisivi accavallati ma bianchissimi. E’ falsissima.
La costruzione dell’abitacolo è progettata per far girare al suo interno un grandissimo masso roccioso, dove sopra vi è legato un giovane sacerdote vestito con una tunica viola che si dimena e piange e urla che non vuole morire. Quando il masso inizia a girare lui muore schiacciato e io vedo la sua fine, con i suoi occhi, con le mie lacrime. Poi torno in me.
Qualcuno mi lega i polsi e resto ciondolante, ho paura che il masso schiacci pure me, ma mi dicono di stare tranquilla e che devieranno in qualche modo il suo tragitto. Il cuore mi pulsa talmente veloce che non lo sento. Non vengo schiacciata e quando percepisco che il pericolo è lontano, allora, mi slego e scappo.
Il masso torna indietro e inizia a inseguirmi.

Listening to Rachael Yamagata - Be be you love

L'inspiegabile fenomeno meteorologico (sul quale si stanno confrontando le ipotesi degli scienziati romani) si è verificato nella notte tra sabato e domenica. Sembra che si sia trattato di una precipitazione atmosferica di natura solida, cristalli delicatissimi sotto forma di piastrine o stelline, da non confondersi con la manna. A nord la chiamano neve.
Caratteristica delle neve è che copre con un manto candido tetti, alberi, strade, che le automobili accentuano la tendenza ad andarsene per i fatti loro e che anche i pedoni possono scivolare rompersi un femore. Può anche accadere che le bottiglie del latte fuori dalla finestra si spacchino o spingano in su il tappo, il che non è un miracolo di San Gennaro ma una conseguenza dell'aumento di volume del liquido contenuto.
Le società industrializzate hanno da tempo affrontato il curioso fenomeno della neve: i marciapiedi vengono ripuliti dai portieri degli stabili armati di arnesi comunemente chiamati badili. Automezzi provvisti di lame d'acciaio raschiano le strade sulle quali viene inoltre sparso il sale, un minerale che si trova in commerci e che ha il singolare potere di sciogliere il ghiaccio. Gli automobilisti attrezzano inoltre le gomme con speciali catene che appunto si chiamano catene da neve. Con questi accorgimenti la vita continua.
A Roma invece non lo sapevano e la città è rimasta paralizzata da alcuni centimetri della infida sostanza. L'assenteismo fra i dipendenti statali è stato valutato nel sessanta per cento e forse quelli che si sono presentati rivendicheranno l'indennità di marcia disagiata. Tra i cittadini più traumatizzati dal fenomeno, gli automobilisti degli autobus che scendevano sgomenti, ho innestato la marcia ma non va, eppure le ruote girano. Anche le forze dell'ordine, in difficoltà, si sono scambiate drammatici dispacci, <>; tra l'altro ieri non sono riuscite a trasportare gli imputati all'udienza del processo Moro che ha dovuto essere rinviato.
Nella stessa giornata, però si è svolta la partita all'Olimpico Lazio-Milan. Forse i rudi giocatori del Nord hanno spiegato come si faceva a spalare campo e gradinate. Assenteismo tra i tifosi: trascurabile.
Dopo il cataclisma che si è abbattuto sulla capitale è probabile che il normale ufficio tecnico comunale sia affiancato da una assessorato straordinario alle calamità naturali. E se l'imponderabile fenomeno dovesse riproporsi non si esclude che il governo esamini l'eventualità in un temporaneo trasferimento alle Eolie.
Come sull'alluvione di Firenze venne girato un memorabile documentario commentato da Richard Burton, anche sul bianco blackout di Roma si sta preparando un filmato. Lo commenterà Woody Allen.


Inverno 1985 - Luca Goldoni - Colgo L'occasione.
A me ha fatto ridere un sacco.
I primi due sogni sono scritti malissimo, ma dovevo pur lasciarli da qualche dannata parte. Mi sono svegliata sudata e appiccicaticcia.
Io e Marco ci evitiamo da ben due giorni, ma nessuno dei sue vuole ammetterlo.

giovedì, luglio 27, 2006

Scusate se ho 15 anni - Zoe Trope

Zoe Trope non è una stupidissima snob-adolescente-gay-ciucciatrice di fighe. Zoe Trope è molto di più. Zoe Trope è stata dentro la mia testa per 4 fottutissimi giorni e solo pochi giorni fa sono arrivata alla conclusione che io invidio questo essere umano, come non mai. Come non ho mai invidiato in vita mia nessuno. Nessuno nessuno nessuno nessuno.
Zoe Trope ha incollato insieme quattro stupidissimi pensierini nonsense. Ha pescato quattro banalissimi argomenti. Ha aggiunto parole particolari e sconosciute alla maggior parte degli adolescenti, come "cariatide". E infine ne ha ricavato un libro che ha venduto milioni di miliardi di milioni di copie, e così via.
Zoe Trope me la immaginavo bellissima, come l'occhio in copertina. Snella, perfetta, attraente come nessuno, nella massa. Ma, ahimè. Non è così. E' bassa, panciuta, bruttina la famosissima Zoe Trope. Ma a lei cosa cazzo frega, c'ha le tasche piene di tutto, di tutto tutto tutto. Penso.
Il suo blog è rivoltante, leggerlo mi fa venire la nausea, e neanche io so il perché. Forse mi fa tanto pensare a quelle teenagers accanite, che pensano a comprare, a strafarsi, a mangiare hamburger e patatine fritte dalla mattina alla sera. Però a me piacerebbe parlarle, per vedere cosa mi dice Zoe Trope, e coma parla, come legge e cosa legge. Io scommetto che di persona rende molto di più che attraverso uno schermo, una pagina o un telefono cellulare. Io credo che una volta vista Zoe Trope le cose cambieranno decisamente. Ma nessuno lo sa, o forse nessuno ha voglia di saperlo.
Zoe Trope ci ha presi tutti per il culo e noi lo andiamo a sbandierare in giro a destra e a sinistra, mostrando il suo carinissimo libro sugli scaffali di camera nostra. Io mi umilio, mi inginocchio, prego, adoro, venero Zoe Trope e allo stesso tempo la trovo così insipida. Niente di lei mi ha preso, niente di niente. Ma mi ha, ugualmente, incollata al suo libriccino e, io, ho succhiato tutto fino all’ultima pagina. Da ameba.
Emh emh emh, torno in me. Ho speso solo 9€ in ciance. Non ciance brutte. Ciance nel senso di parole, parole e solo parole. Parole intese come lettere attaccate o distaccate e così via, in una pagina.
Ma qualche frase bella c'è lì dentro. Ma a forza di vomitare parole è normale che qualcosa di bello esca, prima o poi. E io, per giunta, trovo del bello in qualcosa o in qualcuno, sempre. So.
Ogni libro mi influenza negativamente, lo so.

“Un libro brutto serve ad apprezzare i libri belli”. Ma cosa è veramente brutto?

lunedì, luglio 24, 2006

Hard Times

Vorrei spendere due parole a proposito di questo bellissimo libro. Perché, secondo me, è davvero bello.
Non ho mai letto nulla, assolutamente nulla, di Isabel Allende eppure, un giorno di questi, in un comunissimo supermercato, mi sono ritrovata a pagarlo alla cassa.
La copertina mi attraeva e la sua storia, che aveva già visto alla tv, mi aveva già preso moltissimo.
E così ho iniziato, lenta, lentissima. Perché l’autrice del libro ha una tecnica piuttosto insolita: molti episodi li riempie di particolari e altri, invece, li lascia scorrere via come nulla fosse. E un po’, devo dire, inizialmente mi dava fastidio.
Riprendeva, anche, il ritratto di ogni singolo personaggio più volte, ma donandogli sempre un colore, una luce, un profumo diverso da come me li ricordavo. E, dio, che irritazione! Ma poi, a poco a poco, anche per una come me che ama “il tutto e subito”, le parole hanno iniziato a volare e andare sempre più veloci lasciandomi, infine, quel retrogusto amaro tipico della fine. Di una fine non voluta.
Era per farmi un quadro più chiaro di tutto, e ricordarmi di compare qualcos’altro di suo.
Lo consiglio calorosamente ;p

Ma torniamo a me. Tema principale di questo posto, colonna portante di una vita che continua a girare continuamente all’impazzata, attraverso tunnel e sopra montagne russe. A volte sento di desiderarlo pazzamente, altre vorrei staccarmi da lui per la troppa paura di farmi del male.
E’ che oggi l’ho visto più tranquillo che mai, insonnolito, mortificato, spiaciuto e con un sorriso in faccia che mi ricordava un ebete e, per un attimo, mi sono sentita piccola così ad averlo aggredito come niente fosse. Ma ho fatto silenzio, dentro un bacio.
Continuava a dire che in bermuda sto benissimo e che ho delle gambe morbidissime, che adora. E indugiava tra il collo e l’orecchio per poi buttarsi a capofitto dentro i miei capelli, mangiandoli, quasi. Io mi sono innamorata di questo su essere naturale, duro e dolce allo stesso tempo.
Poi mi ha preparato la cena, a casa sua. Schizzandosi con l’olio, imprecando e ridendo con me, che guardavo i Simpson, davanti la tv. Lo spiavo con la coda dell’occhio mentre osservava il mio profilo e mi trattenevo per non ridere.
E nell’attesa ho riletto quella vecchissima lettera per il compleanno che scrissi a Maggio. Mi sentivo lontana, meno me stessa, più protetta e matura ma so, adesso, che è solo un illusione.
Adesso quasi piango, quasi no. Parte ad Agosto, intorno il 14 e sta via tre lunghissime settimane. Ho una paura atroce, non per lui, ma per me. Per quello che potrà succedere senza la sua presenza, senza il suo costante pensiero, senza il saperlo a meno di 100m da casa mia. Lui promette, promette, promette e io spero che non ci sia bisogno di nulla, che manterrà.
Ma adesso c’è tempo, ci sono tantissime sere e tantissimi pomeriggi e tantissime altre cose.

Listening To Eastmountainsouth with Hard Times


A wind that pass and that will never return


A wind that pass and that will never return
Originally uploaded by Caramel Pop.

L’amore mi sta guarendo.

E quando sono felice, le parole, mi si seccano in gola. E lì muoiono.
Ma non fa neanche male, tranquilli.


mercoledì, luglio 19, 2006

Tu sei la fiamma.

Ed è bello, finalmente, dire che ti ho di nuovo accanto a me. Ed è megnifico vederti sorridere così sfacciatamente. E ogni tuoi respiro, e ogni tuo battito ci ciglia, ed ogni tuo sbadiglio mi ridanno, a poco a poco, la vita. Quella che mi avevi tolta, si, proprio quella.
So solo che il perdono esiste. Esisti tu, più che altro. Esiste la totale cancellazione di messaggi, chiamate, amore, delusioni... per te. Esiste la perdita di ogni ragione, logica, bugia... per te. Esiste che senza di te, in tutti questi mesi, mi son sentita meno me stessa, sempre di più, e adesso finalmente sto riuscendo fuori come mai.
Dio mio.
Ma un po' sono impaurita, e non lo faccio vedere. I tuoi amici mi ricordano momenti talmente bui e talmente lontani che solamente pensarci mi smuove le viscere, e tutto.
La tua vita, mi chiedo, sarà mai in grado di unirsi completamente alla mia facendo in modo che ogni tuo domana sia la mia risposta, e viceversa ? E riuscirai a levigare, a smussare e infine distruggere tutte quelle lame affilate che continuano ad attraversare la mia testa, continuamente? E vorrai, poi? Io spero proprio di si, io spero di poterti motivare, e di essere la benzina che permetterà di dare fuoco a tutto.

Con Danilo parlo domani, gli ho già mandato un sms per dirgli che devo infomarmarlo di qualcosa di molto serio. Speriamo la prenda bene. In fondo ha ragione Giuseppe: mi ha aiuato, senza neanche saperlo.
E sono, di nuovo, felice.

martedì, luglio 18, 2006

Okay. Sono troppo onesta.

Okay. Non ce l'ho fatta più, io. Scendo da casa, più stanca che mai, ed entro in macchina. Già cerco le sigarette nella borsa, ficcate in qualche piccola tasca cucita unicamente per farti innervosire. ”Ma ciao”
Io rimango silenzio, poi decido di salutarlo. “Ciao eh, cinque minuti, sono a pezzi”.
Lui in silenzio mi scruta, sorride, ride e mi da dell’isterica. I pensieri scorrono veloci e fanno male, mentre spengo i nervi e le lacrime.
Il viaggio in silenzio, per chissà dove. Ma si ferma Al Palazzo, non parlo. Lui si sta per incazzare, lo sento perché l’aria adesso è densa di sospiri (miei) e sguardi affannati (suoi) e neanche le urla dei suoi amici riescono a distendermi, nemmeno un po’.
“Ma mi dici che hai, tu?”
“Ma nulla, nulla, nulla”
“Ma sarà. Potresti pure parlare, ogni tanto, e dirmi qualcosa. Perché io, da solo, non riesco a capirti”
“No c’è nulla, davvero. Camminiamo”
Rimette in moto. Rock pesante in sottofondo, forse i System Of Down, ma non mi interessa. Voglio solo fumare e stare in silenzio, sperare che lui non accenda la lampadina che mi spegnerà gli occhi. Incrocio le mani, piango in silenzio. Stoppa in una stradina sperduta in cui, sicuramente, flotte di giovani ne approfittano per scopare. E’ isolato, ogni tanto passa qualche macchinina e al suo interno qualche bella coppia ridente, chiaramente brilla. Loro si toccano, si baciano, mostrano i denti, la lingua, le labbra rosse, le dita affusolate di lui, le unghie curate di lei, il volante e i capelli corvini e poi spariscono. 5 minuti dopo stessa scena, ma i colori cambiano. Cosa cazzo è.
“Che c’è? Vuoi parlarne?”
“Non c’è nulla…”
“No? Ma non è vero, dimmi”
“In quella casa ci muoio, punto. Devo andare via”.
E gli dico chiaramente che lui non era, affatto, previsto. Che non dovevo catapultarlo in quella dimensione piena di nodi incontrollabili e domande che non hanno mai preteso nessuna risposta. Che, ormai, sono decisa ad andarmene.
“Perché?”
“Perché vedi, io sono stanca. Sazia…”
“E l’amore? E l’odio? E la vita? E lo studio? E i progetti?”
“Non mi interessano.”
“Ma come no?”
E gli spiego che l’Amore c’è stato, mi ha deluso, mi ha addolorato, mi ha intossicata e c’è tuttora. Che non ho voglia di aspettare, che tutto mi passa sopra come fosse acqua. Che puo ridere o piangere o incazzarsi o non so. Ma mi dispiace per lui, ecco tutto.
L’ha prende abbastanza male. Mette in moto di botto, di dispera, fa grandi curve. Spera che io urli, spera che mi prenda paura o, almeno, pena. Ma io canticchio Nick Cave fino ad arrivare a casa. Indugio, voglio proporgli di scappare immediatamente. Non lo faccio.
Domani ci vediamo, cioè oggi. Beviamo tanto e fumiamo tanto, ce lo siamo promessi.

lunedì, luglio 17, 2006

It's lonely out in space on such a timeless flight

Altro messaggio, altra pena, altro dolore.
"Ciao Caterina, che fai? io sono stato a P. Paolo e ora sto tornando. Con gli occhi fuori dal finestrino sto ammirando un cielo stellato, di così belli non ne ho mai visti. Allora mi son venuti in mente quei momenti quando stavamo assieme. Quando magari ero a casa e non ti potevo baciare, abbracciare... e mi bastava uscire fuori dal balcone e osservare le stelle per sentirti vicina, al mio fianco"
E io sono una stupida, che più stupida non si può. Perché gli ho chiesto di vederci, domani. E ho raccontato a Danilo una balla, che dovevo andare in un posto, ad un'ora e che proprio non potevo vederlo. Neanche l'ho salutato, perché ho un fare assurdo, da brava stronza.
Ho visto tutte le sue amiche e tutti i suoi amici. Tutti guardavamo Danilo, che è un ex bordellaro, a scuola mia, e che quindi è conosciutissimo. Erano esterrefatti. Io un po' meno, ma comunque fiera di me stessa e della persona che avevo accanto. Patetica. Perché con gli occhi, invano, cercavo Lui. Cercavo i suoi occhi tra la gente, sperando di vederlo, sperando di potergli almeno passare accanto e sfiorarlo con le dita di una mano. Magari bruciarlo con la Marlboro rossa, accesa. E farlo urlare per il dolore.
E niente. Solo speranze.

It's lonely out in space on such a timeless flight

domenica, luglio 16, 2006

Ciao, è un po' tardi...

Ciao, è un po' tardi forse e probabilmente starai dormendo. Ma ho letto tutti i tuoi messaggi, i messaggi che mi hai mandato quando stavamo insieme... e mi sono venuti i brividi. Quando scrivevi "ciao snoopy" "ti voglio bene" ciao stupido..".
Ripensando a quei momenti mi viene da piangere, perchè so di averli persi per una troia.
Forse solo adesso sto capendo che c'era qualcos'altro, altri sentimenti... tra di noi.
O forse l'ho sempre saputo ma avevo paura. Ti amo.


Come cazzo puoi cominciare a urlare in questo, senza il permesso? Chi ti ha autorizzato, nuovamente, ad entrare in maniera così irruente e scontrosa dentro di me? Cosa ti autorizza a assillarmi e mozzarmi l'anima quando cavolo ti pare? Vorrei tanto che tu rispondessi, ora, davanti a me. Vorrei vederti piangere, come dici tu, e singhiozzare ad ogni imperioso "No".
Proverei piacere, sicuramente. Ma poi ti vorrei di nuovo con me, io lo so.
Quindi è meglio che è finita così. Una storia morta nello stesso gemito che ha dato inizio a tutto.
La verità è che voglio solo convicermi che le cose cambieranno, se cambieranno.

E la grafica semi-temporanea non andava bene. Era troppo sporca. E mi son resa conto che le pagine lunghe e senza scroll sembrano più belle, più fresche. Mi rimetto a lavoro.

venerdì, luglio 14, 2006

13 Luglio 2006

# E dal pavimento riesuma odore di cenere e i demoni di dopobarba si aggirano dentro le camere dormi dormi.
Credo ricorderò queste parole, per tantissimo tempo. Fino alla morte, probabilmente.Mi sono sentita davvero morire, per due secondi, su quel letto. Mentre piangevo in silenzio, mentre lui era di là a fare non so che. Con la disperazione e la confusione che ballavano dentro di me, in vorticose e bizzarre e inutili danze. Mi è dispiaciuto per lui, più che altro. Ecco tutto.
Sovrana sensazione di non-libertà, non-sicurezza, di qualcosa di mozzato all’interno del mio corpo, di botto. Ancora non me ne rendevo conto, di lui, di questa sagoma con i capelli neri che mi girava intorno a vuoto, così, sorridendo. Adesso è più chiaro, è più nitido. Comincerò ad accettarlo anche all’interno di queste fragili mura di carta che mi son costruita col tempo e nel tempo. Io almeno spero che sia così. Comincerò ad amare anche lui, comincerò a scavare nel suo passato, nelle sue foto, nei suoi occhi e mettere a posto i pezzi che mi piacciono di più e incorniciarli, fissarli nella mia mente in modo che nessuno, poi, potrà smantellarli. Domani andrà meglio. Domani l’odore di Marco sarà sopraffatto dal suo.

Stiamo insieme, così. Dal 13 Luglio 2006. Da quando sullo stesso letto mi ha detto “E ti piacerebbe stare con me?”. Da quando è tornato in anticipo, facendomi una sorpresa. Da quanto mi ha portato quel pupazzo morbidissimo.
Che stare insieme non significa nulla. O almeno, non ancora. Quando qualche stupida comincerà a ronzargli intorno allora, magari, sarà una frase abbastanza comoda per riappropriarsi del proprio spazio, del mio. Non c’è solo lui, non ci sarà mai solo lui.
Adesso mi riesce abbastanza difficile crederlo. Ma è così.


Sto ancora leggendo Luca Goldoni ("Colgo L'occasione") e Allende ("La casa degli spiriti"). Ma In mezz'ora Luca Arduino me lo sono mangiato. Ed è bello, sul serio, il romanzo. E c'è una frase...
Mi accorsi di capire chi si lascia contagiare dal sangue del proprio amante, per annullarsi, per sciogliersi dentro per smarrire la propria identità e acquistarne una nuova e comune.
Aggiorno presto la grafica del blog, e amen.

mercoledì, luglio 12, 2006

Ritorno da un silenzioso buco nero...

Mi chiedo quanto possa amare un uomo, e quanto possa amare una donna. Mi chiedo quanto possa affondare la testa all'interno di un ventre sconosciuto e restare lì senza respirare, senza gemere. E mi sento una perfetta estranea a tutto questo, ma credo che dopo oggi sia piuttosto normale.

Sono sul letto e mi giro e mi rigiro e non riesco a chiudere occhio, nonostante siano le 11:30 di una mattina calda, pensante, soleggiata, asfissiante. E a un tratto mi rendo conto che il telefono continua ad emettere quello spregevole beep che ho odiato, sempre. E nonostante le mie inutili preghiere, le mie indecenti suppliche non la smette.
MARCO mi sembra scritto esageratamente grande sullo schermo. Faccio una smorfia che lascia un alone di disgusto e di stanchezza. E di non-colore anche a questa giornata.
Da brava sgambettata mi incammino in cucina per fare colazione, che tanto di dormire non se ne parla più, non dopo il suo nome ingombrante che continua ancora ad infastidire lo schermo del mio cellulare. Penso che io non c'entro niente con lui, con i suoi segnali di vita, con quello che vuole trasmettermi e che il telefono è il muro che continua a pararmi il culo da tutti i suoi sciocchi richiami. Ogni cenno, ogni gesto, ogni sospiro è una palla da tennis che colpisce i spessi mattoni e poi torna indietro per colpire lui, di botto.
"E' meglio che non ti fai sentire più". E' la millesima volta che glielo dico. Si, perché io lo sento.
"Ciao eh! E come mai?""Stai meglio dove sei e io devo stare tranquilla". Almeno così ha detto quella stramaledetta dottoressa. Le lacrime amare si asciugano in fretta e una lucea bellissima e intensa scaccerà le ombre. Ma io più ci penso più sudo, più sudo più mi danno, più mi danno e più cerco di trascinare lui con me.
Non va bene così, devo fare qualcosa perché il periodo inizia a farsi strada da solo all'interno della mia testa e improvvisamente diventa una strada perfettamente asfaltata e chiara, da percorrere, subito, prima che sparisca.
"Sia chiaro che non ce l'ho con te né con nessuno. Mi chiedo solo se ne è valsa la pena di buttare tre mesi dentro la bocca di una troia. Solo questo" E poi, appena inviato il messaggio mi mordo, anzi divoro, le labbra. Ho paura di un "Si, ne è valsa la pena, allora?" ma per fortuna non arriva e io continuo ad amarlo e odiarlo con la stessa intensità.

La sua voce è più roca dall'ultima volta che ci siamo visti, 20 giorni fa, circa. Mi saluta e io faccio finta di non sapere chi è, anche se lo posso intuire per il semplice fatto che sento le vene dei polsi spezzarsi. Mi dice che è venuto a sapere tutto da due mie compagne di scuola, due che evito accuratamente, due che amano il gossip, due che comincio ad immaginare vicino a lui, sedute al tavolo, semplicemente radiose. Le odio, di già.
Gli trema chiaramente la voce, evita parole come "tagliare" o "dolore" o "io e te" o "lasciare". Gli dico che so tutto, che so davvero tutto perché me l'hanno raccontato e che è inutile, a lui non deve interessare più nulla. Siamo due cose talmente lontane che è impossibile toccarsi anche solo col pensiero.
Aggiungo che mi sono sentita mortificata, e piccola, e una stupida quando ho saputo di loro. E che i suoi amici sono stati lì, sorridenti, comodamente seduti su una sedia di plastica, bianca, a raccontarmi i particolari delle loro scappatelle di fuoco che ogni tanto si facevano. E che io pensavo che si era veramente venduto le idee, i sogni, i ricordi e anche sè stesso. E che io mi sentivo disgustata mentre arrancavo cercando e sperando di trovare una qualsiasi scusa a quel suo comportamento senza ritegno. E che mi faceva schifo, e basta, non c'era più nulla da aggiungere. E che mai mi sarei aspettata di vederlo morire tra le gambe di una troia, così.
Ovviamente le sue scuse non sono arrivate, solo sommessi singhiozzi e lacrime affogate nel silenzio. Piovono continue richieste di potermi vedere, e ovviamente lui viene ma non ci vediamo. Io non voglio.
Lascia un biglietto incastrato al campanello, chiede una possibilità, si aggrappa con i denti e le unghie al passato che, a poco a poco, sto cercando di leccare via con la stessa lingua con cui ho raccolto le umiliazioni, le delusioni, le bugie e le insofferenze.

sabato, luglio 08, 2006

Giovani pizzicati


Giovani pizzicati
Originally uploaded by Caramel Pop.

E ho scoperto il modo per bloggare direttamente da Flickr tutte le foto che voglio, ed è stupendissimissimissimo!
Adesso devo trovare qualcosa di simile per gli altri tipi di files, come la musica. E farvi sentire gli Shandon, Fossati, Battisti, Vinicio e tutto quello che mi passa per la testa
Ewwwiwwwa!


Serata.

Ok, ok, ok, ok. Potrà sembrare un qualcosa di scontato, inconsistente, banale, inspido e di già visto. Potrà sembrare l'ennesima spina che il mondo, volontariamente e del tutto cosciente, ti ficca in culo per vederti gemere ancora un altro po'. Potrà sembrare che io, nonostante tutte le esperienze e tutto quel dolore e tutta quella pesantezza di vivere, che tutt'ora mi porto dietro, ne stia approfittando per sconquassarmi l'anima ancora un poco per poter raccontare ancora di me al mondo, senza saper sparire del tutto. Potrà sembrare ed è magari così. Ma questa storia è lunga, fatta di mesi e distanza.
Da giorno 6 non ci siamo mollati più, anche se non avevamo alcun legame. Senza nessuna parola, senza nessuna promessa. Senza che niente sia successo, anche. Ma è stato così, funzionava così: di giorno al mare e la sera insieme, di nuovo. Lui si faceva sentire, sempre, e ha anche aspettato un'ora di ritardo sotto il portone di casa mia. E' tutta un altra storia, adesso. Perché lui non è proprio il tipo che fa queste cose per qualcuno, non è proprio il tipo che continua ad insistere, non è proprio il tipo che alla fine non molla mai.
Mi sento un po' così, in bilico. Forse perché lui conosce una parte del mio passato ormai del tutto buia, che evito con cura ma di cui non posso fare a meno. Lui sa di Marco, sa di noi. Ma non sa di quanto l'ho amato fottutamente e di quanto lo amo e, credo, che non lo saprà mai. Per me, non per lui. Perché mi farei del male, perché lui è la seconda via d'uscita che non posso proprio perdere, adesso. Ho la sensazione che le altre saranno bloccate o rotte o troppo grandi o troppo piccole. E ho la sensazione che questo leggero disgusto passerà.
Si, il disgusto ce l'ho sempre in effetti. Con tutti gli uomini, ragazzi con cui sono stata, con tutti. Ed è sempre quello del primo impatto, dell'essere stata catapultata in un altra dimensione, in una testa che non è la mia e non poter uscire quando pare a me.
Comunque questa sera Marco si è fatto vivo, nonostante i miei rimproveri, i miei insulti e i divieti e le minacce di non farsi più sentire nè vedere nè niente. Eppure gli ho risposto quando mi ha detto "che fai?" con un "chi sei?" e al suo "Marco" ho capito che in fondo io la risposta la sapevo benissimo, sin dal primo istante, e che sono proprio una stupida a volermi prendere in giro così. Gli ho detto che stavo con lui, mi ha chiesto prechè e beh: frequentazione. Non so quanto gli abbia potuto far male sapere che frequento l'ex della mia migliore amica (ex pure lei). Non so quanto male gli abbia potuto fare sapere che accanto a me, a pochi cm c'è una persona che, lui stesso, considera una delle migliori. E mi importa, cazzo.
Ma sorvoliamo. Alla fine Danilo mi ha portata ad un falò, tutti suoi amici. Sbandati, fumati, amanti del bere ed ex anarchici o comunisti o niente. Gente che vedo ogni giorno a scuola e che non ho pensato di sentire così vicino. Gente che calca gli occhi con la matita nera, gente che veste in maniera strana, gente che porta capelli tinti e lunghissimi, gente che non è come me. Io sono troppo normale, troppo calma, troppo mimetizzata. Dentro le mie gonne trendy, i miei jeans, le mie scarpe da bambola, gli orecchini colorati e il bracciali complicati. E niente, un abisso.
Siamo rimasti soli, ad un tratto, dopo che il suo amico mi ha raccontato del losco passato :) e come gli ha aperto le porte verso il paradiso (cannabis cannabis cannabis). Abbiamo parlato, si è avvicinato e ad un tratto
“Perché sei così?”
“Così come?” sorridevo distesa a pancia in giù sulla sabbia.
Si avvicina, mi tocca i capelli e sussurra “Sei tremendamente bellissima”.
Bacio. Bacio. Bacio. Voglia di qualcosa di più. “Cosa ti farei in questo momento”. “Pensa che ti voglio dalla prima volta che ti ho vista” dentro la mogliettina scollata e bianca. “Pensa che stavo per rinunciare a te”. “Mi piaci troppo”. “Dio, dio, dio che occhi”.
E basta, adesso sono stanca.


giovedì, luglio 06, 2006

Piccolo grande amore

Sono appena tornata a casa, mi sono spogliata e scrivo con addosso solo una magliettina che mia ha portato un vecchio amico, è di New York. E' vecchissima, ricordo che la prima volta la indossai a 7 anni.
Mi sento giù, non so perchè, lo sono sempre in fin dei conti. Ma adesso è strano. Sa di Danilo questo chiodo nel cuore, sa di Marco che è dentro di me.
Eravamo soli, per le vie di Palermo, senza guardare e senza pensare. E poi distesi sull'erba a parlare, parlare, parlare, parlare. Ma di tutto, abbiamo parlato. Di tutto, in un giorno, mi son svuotata. In effetti non dovevo uscirci anche stasera, ma ha insistito e mandato diversi sms che non gli ho potuto scrollare la testa, così di botto. Chissà a cosa porta...
Solo adesso mi rendo conto delle mie frasi sottili e pericolose, come lame appuntite e la freddezza con cui tratto la gente. Nessun contatto mentale, nessun contatto fisico azzardato. Li gelo con lo sguardo, mentre la loro idea pensa solamente di poter nascere un momento. Dentro una frase e una battuta sgrano gli occhi e so già di esserci completamente dentro, lui.
Io non penso che si farà vivo. Sabato parte.
Dio, ho Marco che mi martella dentro la testa e mi manca come mai, come sempre, come niente.
Sono solo stanca e un po' brilla.

E lunghe corse affannate
incontro a stelle cadute
e mani sempre più ansiose
di cose proibite
e le canzoni stonate
urlate al cielo lassù
"chi arriva prima a quel muro..."
non sono sicuro se ti amo davvero
non sono...non sono sicuro...
e lei
tutto ad un tratto non parlava
ma le si leggeva chiaro in faccia che soffriva
ed io io non lo so quant'è che ha pianto
solamente adesso me ne sto rendendo conto
(La canzone non mi è mai piaciuta in sè, inni all'amore e alla nostalgia ormai rancida. Ma lui c'è in questi versi. Notte di sogni, anche stanotte. Notte di lui)

mercoledì, luglio 05, 2006

Danilo

Sono stata con lui, ho parlato con lui, non mi ha neanche toccata, solo sfiorata. E' stranamente timido, ha un modo assurdo di ridere e mostrare i denti non bianchissimi per via del fumo.
Chiude gli occhi, spesso, quasi fosse stanco di saltare sul sedile per le urla di Kurt Cobain in "Molly's Lips". Lo entusiasma il movimento, la vita, la musica, le urla, il sole, il mare, la gente.
Siamo troppo lontani, ma oggi sotto casa mia abbiamo parlato tanto. Mi ha fatto vedere come suo padre gli ha spaccato il labbro, mi son stupita di lui e di me, di noi e di tutto. Poi solo buio, caldo e afa, caldo e amore che manca, voglia di Marco, Marco che manca.
"Danilo, salgo"
"Resta ancora mezz'oretta..."
"No, devo andare a farmi la doccia, vado vado"
"Ok, ci sentiamo, ti chiamo, ti chiamo eh! Vediamo in questi giorni, Angelo, il lavoro, ti chiamo. Vediamo anche stasera, chiamo qualcuno, usciamo in gruppetto, usciamo, io mi faccio sentire, eh!"
Che poi mi ha detto che parte, Sabato. Parte e sta via un due settimane, anche più. Anche di più, anche venti giorni, anche un mese. Poi riparte, a fine Agosto e inizio Settembre. Vuole far Francia, Spagna, Marocco. O Spagna, Portogallo, Marocco. Non ricordo bene. Mi ha stupita, perchè era convinto, tranquillo, sorridente e sicuro del suo domani, di quello che proverà una volta lì: felicità. E' un tipo elastico, si adatta e lo ammiro per questo. Spero soltanto di non averlo intossicato con il mio cavolo di sguardo morto e la tristezza palpabile, spero di no.

martedì, luglio 04, 2006

Julianne Moore

Oddio, che strano!
Mi ha mandato un messaggio, oggi pomeriggio, Danilo. Mi ha chiesto se voglio andar al mare con lui, domani mattina poichè non lavora. Ho accettato subito, entusiata all'idea di poterlo rivedere.
Così, eccomi. Non so come andrà a finire, non so se mi divertirò, non so se vuole chiedermi di Alessandra o che. Non so neanche come cominciare un discorso con lui, credo di non esserne più capace. Credo di non avere l'umore adatto, le parole, la testa, la faccia e tutto.
Lui ha questa capacità di star zitto e mettere la gente in soggezzione. Un tempo me ne fregavo, con Marco accanto e con l'amore dentro. Ma adesso? mi mangerà?
Massì, buttiamoci.

Intanto il libro lo sto divorando, mi prende parecchio. Anto mi ha detto che di finirlo entro Venerdì manco se ne parla, ma già buona metà è volata. Vedremo.
E Julianne Moore dentro la tv, si dimena. Anche dentro di me: quella donna mi è sempre piaciuta.

domenica, luglio 02, 2006

Gracchia sul rumore del suo gemito che muore.

Sono tornata. Sono tutta morta. Voglia di uccidere, voglia di uccidermi.
Niente di chè, solo una foto a bruciarmi le viscere. Solo una foto è bastata per farmi tornare all'inizio, al dolore puro, all'amore e a tutto quello che ne comporta. Al fatto di essere qui e sola, sola e ancora sola e al fatto che lui è lì con lei.
Non ha neanche avuto le palle di chiamarmi, sentire la mia voce e piangere come un disperato. Non ha neanche mandato un messaggio l'altra sera, magari, e dirmi che alla fine non ne valeva la pena di averci provato. Ma vaffanculo, sapesse solo quanto lo amo e quanto lo odio. Sapesse che ad ogni messaggio che arriva salto o corro in maniera affannata e comincio a cercare il cellulare nel buio della stanza, con le mani dannatamente sudate.
Quando penso a lui non serve musica, o una lettera, o uno sguardo o qualcosa perchè le sue mani si fanno subito vere ad ogni ricordo e cominciano a toccare e dilaniarmi e a gettare via dai binari quel vagone contenente quelle poche ed instabili cetezze che riesco a costruire e rendere credibili, giorno per giorno, senza di lui.
Ma perchè si perde la vita così, dopo l'amore?
Ma perchè di perde la vita così, come niente?

Ieri mi ha chiamato Danilo, con la solita scusa "Ma mi hai fatto uno squillo, Kà?". Lo sa che l'avevo fatto tanto per e io sapevo che voleva sentirmi. Mi ha chiesto di Ale, ho detto che non siamo più amiche, noi due. Mi ha parlato di Angelo, che non è più partito, e della mezza cazzata che gli hanno appioppato ad Imera. Non vuole lavorare più ma non sa come uscirsene, gli servono i soldi.
Attraverso il suo imbarazzo e il telefono provavo ad immaginare i suoi occhi azzurri e solo adesso mi rendo conto che li ricordo perfettamente. In tremendo contrasto con i capelli quasi neri.
Ma rimango un tantino perplessa pensando che ogni volta che ci guardavamo, che ci parlavamo, che lui mi toccava non sapeva cosa dire, come comportarsi, come reagire, come muovere gli occhi e dove posarli. E io non so perchè, in fondo lui è così naturale.
Lui era solo il ragazzo della mia migliore amica che, la sera, si girava per chidermi che genere di musica preferivo. E il "Best of" dei Doors era sempre la via più facile per scioglierci un pò. Marco, accanto a noi, dentro quell'auto, non sapeva nulla di quella musica, di quelle storie, di quel vivere da ribelli e mi sembrava così bambino. Era geloso del modo in cui, io, pizzicavo entrambi e contemporaneamente, regina di una serata fatta di alcol, sorrisi, spinelli.
Adesso tutto è cambiato. La comitiva si è sciolta. Io amo lui e lui non ama me. Danilo ha lasciato Alessandra perchè non prova più attrazione per lei. E' venuto un pomeriggio, su due piedi, a dirmelo. Sono rimasta così, lo immaginavo. Mi guardava e copriva lo sguardo con i suoi semplicissimi occhiali neri perchè si vergognava di aver fallito, anche questa volta, anche con lei.
Dio, come si è sciolto tutto. Velocemente.

sabato, luglio 01, 2006

L'una e quindici di una notte d'estate

Sto scrivendo da camera del mio amico, del mio migliore amico. E' tutto troppo poco fermo, troppo poco vero, troppo poco stabile per potermi lasciare andare veramente.
Abbiamo deciso di trascorrere il week-end assieme. E' dalle 8 che sono qui, a casa sua e non mi sento per niente a mio agio. Sarà, ma la mia camera mi manca, nonostante mi faccia tutt'ora impressione.
Appena entrata, ricordo, ho posato lo zaino (mia madre insisteva perchè portassi una valigia, anche piccola) e mi son guardata intorno: lampade, una foto di Marilyn Monroe, tantissimi orecchini, tantissimi bigliettini, medaglie, foto appese, scarpe e un pc. E, dentro, mi sono un pò spaventata. E' come entrare a far parte di una vita completamente estranea alla tua (anche se non lo è!) e stupirsi ogni volta che si vede la persona che ti ha ospitata fare la doccia, asciugarsi, vestirsi, fumare. E' incredibile, è appiattirsi.
Adesso lui è di la, in cucina, a vedere il tg sopra un materasso steso a terra. Mi ha sistemato la cucina a mo' di camera da letto. Mi sento sua moglie, un po'. Stasera dormiamo insieme ma niente di losco sotto.
La vita è una piega nera. Ho una fottuta paura di essere nuovamente risucchiata dalla realtà che mi sta attorno, sempre se realtà si può chiamare, ecco. Non sono neanche sicura che questa sia una realtà per il semplice fatto che tutto è attorno a me e non dentro di me. Tutto mi sembra apparentemente innocuo e invece, sotto, nasconde mille insidie e mille storie e mille vergogne che, io, non riuscirò mai a leccar via e assaporare. E' stanchezza, è disillusione.
Dove sarò io tra qualche giorno? adesso mi è difficile immaginarmi qui, ancora accanto a lui con, in testa, l'altro. Mi è difficile credere che Marco sia solo un'ombra e io la luce. Mi è difficile il futuro, l'alba, il tramonto e ogni singolo respiro.
Prima era tutto diverso, prima era tutto un po' troppo banale e sicuro ma, tuttavia, io riuscivo a vederlo questo prima. E come non lo so. Ma lo sentivo, c'era. Adesso vado, lo raggiungo perchè mi chiama.
'Notte.

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